Da un progetto elaborato alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università degli Studi di Firenze...
31 Gennaio 2008 Ore 21:30
Foiano della Chiana (AR)
Interpretato da:
LORENZO BERTI
ELIA FROSINI
ALESSIO MARTINOLI
DUCCIO RAFFAELLI
GABRIELLA TORANO
Scritto da: Elena Barsanti, Lorenzo Berti, Elia Frosini, Alessio Martinoli, Iolanda Richichi e Gabriella Torano (indispensabile contributo filologico)
Diretto da: Lorenzo Berti
Maschere di: Lorenzo Berti, Elena Barsanti, Nicola Salotti e Iolanda Richichi
Costumi di: Sabina Cialdi
Realizzato con la collaborazione di Sara Cascione, Prof. Olimpio Musso
Ne vedrete delle belle......
Per informazioni di qualsiasi genere Alessio 338/1693564 Elia 329/2057896
RISORGE L'ATELLANA
(forse l'era meglio se rimaneva morta)
Messa in scena delle maschere della fabulae atellanae e di un mimo assiro babilonese
Introduzione storica
La Fabula Atellana era una forma di teatro di piazza, tipica della Roma imperiale, improvvisata e di tono satirico e scurrile. Condita di termini rustici e di stile basso e popolare, impiegava maschere fisse i cui nomi sono: Dossennus, Maccus, Pappus, Bucco, Manducus. Nel primo secolo d.C. ci furono autori, come Novio, che le conferirono dignità letteraria. Col tempo farse atellane vennero impiegate come i drammi satireschi in appendice alle tragedie.
Nell'atellana i ruoli femminili erano interpretati da attori di sesso maschile, che erano liberi e nascondevano la propria identità con le maschere.
A volte gli interpreti si abbandonavano a un gioco pericoloso: criticare i potenti. Le conseguenze furono tragiche, come per l'attore che, avendo attaccato Caligola, venne bruciato vivo nell'anfiteatro per ordine dell'Imperatore (Svetonio, Caligula, 27, 4)
La compagnia
La compagnia "Amaro in plastica", formata nell'Aprile 2007, ha deciso, quasi duemila anni dopo, di riproporre questo particolare tipo di rappresentazione in chiave moderna. Sono stati scelti temi che possono rispecchiare realtà comuni sia all'età romana che a quella contemporanea, utilizzando un linguaggio tipico della Fabula imperiale (sono presenti espressioni colorite e a volte scurrili).
Il gruppo nasce con la complicità del prof. Olimpio Musso, docente di Storia del teatro greco e latino presso l'Università degli Studi di Firenze. Gli studenti del suo corso si sono organizzati e hanno formato una compagnia con lo scopo di far rivivere questo genere, scomparso dai palcoscenici d'Italia. Alessio Martinoli, Elia Frosini, Lorenzo Berti e Gabriella Torano sono gli attori che hanno visto nascere il gruppo dalle sue prime esperienze, a cui si sono uniti successivamente anche altri ragazzi interessati al progetto.
Le scene dello spettacolo sono le seguenti:
Pius Vilicus; in cui un fattore si impossessa della villa e della moglie del padrone, partito per un lungo viaggio. Il problema verrà fuori nel momento in cui il padrone riapparirà all'orizzonte...
Vestalis virgo; in cui una vestale, sacerdotessa del tempio di Vesta, invece di adoperarsi affinchè il tempio sia pulito e la pira sacrificale resti accesa per la festa della dea, si "affacenda" in altri compiti...
Certamen Pompeianum; in cui due politici insulsi cercano di accaparrarsi i voti della popolazione, accorsa ad assistere al comizio. Il fine è ovviamente quello di "conquistare" la tanto ambita poltrona...
Lar familiaris; in cui un uomo sciocco e credulone viene preso in giro dall'indovino della città,che è anche l'amante di sua moglie.
Decuma; in cui un servo, povero ma scaltro, riesce a gabbare il padrone,in occasione delle celebrazioni della Decuma.
Maccus Virgo; in cui due uomini si travestono da "gentili fanciulle" per poter accedere alla Festa dei Saturnali e consumare una tanto ambita notte d'amore. Purtroppo troveranno una sorpresa poco gradita...
Sono "scorci" di vita vissuta, riproposti in maniera satirica e scurrile. Possono essere visti come sfrontati, irriverenti, fastidiosi...ma sicuramente leggeri e divertenti!!!
Mimo Assiro-Babilonese
La seconda parte dello spettacolo prevede l'interpretazione di un mimo assiro-babilonese. Il testo più antico a cui si può far risalire la teatralità. Più che una rappresentazione è una sperimentazione scenica a cui il pubblico è chiamato ad assistere e a giudicarne la rappresentabilità.
Il testo in versi di questo mimo è conservato in due redazioni: una assira ed una babilonese, divergenti nella distribuzione delle strofe. Dei cinque manoscritti che ci restituiscono la composizione solo uno presenta un testo quasi completo. In totale il dialogo era composto da ottantasei versi, dei quali solo una quindicina non è stato possibile ricostruire in alcun modo. La datazione ipotizzata dai filologi cade tra la fine del secondo e l'inizio del primo millennio a.C. Lo stile del dialogo, manifestamente comico, e la tragica soluzione tanto inaspettata tanto da suscitare ilarità fanno pensare di trovarsi di fronte ad un mimo antichissimo di ambiente extra-ellenico.